APPELLO IN VISTA DEL G8 UNIVERSITY SUMMIT DI TORINO
Nasciamo come rete di studentesse e studenti sensibili alle tematiche ambientali che durante la
mobilitazione contro la Legge 133 hanno sentito la necessita' di una piu' assidua e continuativa azione coordinata.
Attraverso le riflessioni di questi mesi di mobilitazione abbiamo maturato la consapevolezza che l'attuale
crisi economica sia di 'dimensione' e sintomatica di una piu' generale degenerazione politica, sociale, culturale ed
ambientale.
Il sistema capitalista basato sullo sfruttamento ad infinitum delle risorse, del lavoro umano e
dell'ambiente non e' piu' sostenibile. La recessione che sta colpendo tutti i 'grandi' della terra ci racconta
dell'assurdita' di un paradigma economico fondato su una crescita infinita delle produzioni e dei consumi. E' quel
meccanismo ad essersi logorato. Il passaggio logico e' semplice, elementare, quasi un insulto alle intelligenze:
viviamo in un pianeta finito che impone dei limiti fisici alla crescita economica (vedi
Rapporto sui limiti dello
sviluppo, Club di Roma, 1972).
Cambiamenti climatici in atto su scala globale, distruzione delle foreste primarie, contaminazione con
sostanze inquinanti delle acque, dei suoli, dell'atmosfera: sono tutti elementi che stanno mettendo in serio
pericolo gli equilibri del pianeta Terra. Di questa crisi ambientale sono in larga parte responsabili gli uomini: la
produzione di beni e servizi, che dovrebbe semplicemente dare risposta ai nostri bisogni, e' diventata, per effetto
di perverse logiche di mercato, una minaccia per líambiente, e rappresenta un pesante fardello che gravera' sulle
generazioni future.
Siamo davanti ad un bivio: o continuare a legittimare le scellerate logiche alla base delle
nostre economie e quindi augurarsi prossimi rilanci della domanda, la ripresa dell'incremento del PIL, dei consumi,
delle produzioni; oppure ribellarsi alla 'dittatura' dell'economico ed uscire dall'attuale modello praticando
un'altra economia che rimetta al centro la giustizia sociale, gli esseri umani ed i loro reali bisogni.
Questa crisi economica puo' allora essere letta come un'opportunita' per costruire un mondo fondato sul
'buon vivere' - lontano dall'idea di benessere legata all'accumulazione materiale - basato invece su economie
locali che valorizzino il territorio, l'ambiente e si contraddistinguano per valori come cooperazione, reciprocita',
autonomia. Centrale e' l'idea di un'altra economia dove vi siano opportunita' di lavoro nel riutilizzo e nel riciclaggio
dei materiali, nelle ristrutturazioni finalizzate all'efficienza ed al risparmio, nella diversificazione e nella diffusione
su piccola scala della produzione energetica, nelle produzioni sostenibili basate su meccanismi solidali. Molto si
giochera' sulla capacita' o meno di affrontare la tematica ambientale non come un problema settoriale ma come un
problema relazionale, in un approccio che privilegi il territorio in una dinamica di relazioni virtuose tra sostenibilita'
ambientale, sociale, economica, politica. Una vera sostenibilita' potra' essere raggiunta solo se si avra' il coraggio di
mettere in discussione il modello economico ed il concetto di sviluppo considerato invariabilmente legato alla
crescita economica.
Tutto cio' sara' possibile solo con vera e propria
"rivoluzione democratica" che parli di cura dei beni comuni,
partecipazione, il poter decidere in merito alle proprie esistenze.